Nel piano inferiore del Museo della Città e del Territorio di Vetralla, ogni strumento esposto nella Sezione del Muratore racconta una storia millenaria di ingegno e maestria. Questi attrezzi, apparentemente semplici, nascondono i segreti di un’arte che ha letteralmente plasmato il paesaggio della Tuscia.
L’Arte di Costruire in Negativo
Tra i reperti più affascinanti della collezione spiccano gli strumenti utilizzati per “costruire in negativo”, un’arte antica quanto il territorio stesso. I picconi da tufo, consumati dall’uso secolare, raccontano la paziente opera di scavo delle cavità nella roccia tufacea. Accanto a questi, le asce specializzate per la rifinitura delle pareti testimoniano la ricerca della perfezione nelle superfici.
Ma è nella varietà degli strumenti “a percussione” che si svela la vera complessità di quest’arte. Da un lato, i robusti attrezzi “a percussione diretta”, come picconi e affacciatoi, utilizzati per il duro lavoro di scavo iniziale. Dall’altro, gli strumenti più raffinati “a percussione indiretta”, come gli scalpelli a punta larga, impiegati per realizzare elementi architettonici e decorativi: nicchie, piani di appoggio, cornici che ancora oggi arricchiscono gli ambienti rupestri della Tuscia.
Dalla Cava all’Edificio
Un’altra sezione della collezione ci porta nel mondo dell’estrazione e lavorazione della pietra locale. Qui troviamo martelli e scalpelli da cava, testimoni silenziosi del primo incontro tra l’uomo e la pietra. Le asce per il primo taglio raccontano il momento cruciale in cui il blocco di tufo inizia a prendere forma.
Particolarmente interessante è la progressione degli strumenti di rifinitura: martelline, ascettini e bocciarde per la sbozzatura delle superfici, fino ad arrivare alle delicate gradine e agli scalpelli di precisione. Questi ultimi erano fondamentali per la realizzazione dei pezzi speciali, come gli elementi di cornice di porte e finestre, o il caratteristico nastrino delle murature “a bugnato” che ancora oggi caratterizza molti edifici storici della regione.
Una Storia Scritta nella Pietra
Ogni strumento esposto porta i segni dell’uso, tracce indelebili del lavoro quotidiano di generazioni di artigiani. Questi segni raccontano non solo la storia degli strumenti stessi, ma anche l’evoluzione delle tecniche costruttive che hanno dato forma alle città e ai borghi della Tuscia.
La collezione del Museo di Vetralla non è quindi solo una raccolta di attrezzi antichi: è la testimonianza materiale di un sapere tecnico che ha permesso di trasformare la roccia tufacea – il materiale più abbondante del territorio – in abitazioni, edifici pubblici, luoghi di culto. Un patrimonio di conoscenze che ha letteralmente costruito l’identità architettonica della regione.