Le carceri vescovili di Acquapendente rivivono in videomapping

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Dietro le quinte del progetto

Nel cuore del Museo della Città di Acquapendente si nasconde un luogo carico di storia: le antiche carceri vescovili. Ambienti sotterranei che raccontano, ancora oggi, la durezza della detenzione e il potere della giustizia ecclesiastica fino all’Ottocento. Le pareti, in parte ancora originali, parlano da sole.

L’ingresso alle carceri avviene dal giardino interno. Un lungo corridoio conduce a tre piccoli vani: il primo, più ampio, conserva graffiti che raffigurano per lo più volatili, probabilmente ciò che i carcerati riuscivano a vedere dalla finestra, unica fonte di luce e aria. Su alcune pareti si trovano anche le barre incise, utilizzate dai detenuti per segnare i giorni o le ore passati in cella e non perdere la cognizione del tempo.

La seconda cella, anticamente priva di finestre, era destinata ai condannati a morte, che solitamente venivano giustiziati pochi giorni dopo la condanna.

L’ultima cella è forse la più interessante: alcune frasi incise sono in italiano corretto, cosa rara all’epoca, suggerendo che qui non erano rinchiusi solo adúlteri, ma anche eretici. Dietro ogni graffito si intravede una storia di pentimento e angoscia, lo strazio dell’attesa di una sentenza che poteva essere mortale.

Oggi le carceri vescovili, pur conservando il peso della loro storia, si aprono ai visitatori in modo unico: accompagnati da una guida e in piccoli gruppi di massimo cinque persone, si può camminare tra le celle, ascoltare le loro storie e lasciarsi sorprendere dal videomapping che le fa rivivere davanti agli occhi. Un’esperienza che emoziona, incuriosisce e fa sentire, anche solo per un attimo, la presenza di chi le abitò secoli fa.

Avvicinati alla Tuscia e scopri la meraviglia che non ti aspetti!

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acquapendente, Museo della città civico e diocesano

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